Novità nel servizio di stampa


04 Ottobre 2013

Sei il visitatore numero 7334


Da Ottobre 2013, oltre alla consueta alta qualità della stampa Fine-ART, saranno disponibili le seguenti novità nel servizio di stampa di PhotoActivity Shop

Indice


Pannellizzazione su I-Bond

I pannelli di I-Bond sono sottili (solo 3mm) e sono caratterizzati da un'enorme rigidità, che consente una perfetta planeità costante nel tempo.

I-Bond è un pannello composito con anima in LDPE estruso nero (low-density polyethylene, ovvero polietilene a bassa densità, duro e e resistente) e rivestimento su entrambi i lati con fogli di alluminio.

L'anima in polietilene ha una qualità ed un contenuto controllati, che la rendono tenace e in grado di ottenere la classificazione di comportamento al fuoco B2 secondo DIN4102.

I fogli di alluminio su entrambi i lati impediscono che il pannello si "imbarchi" nel tempo, a causa della variazione di superficie della carta Fine-Art di stampa, dovuta al cambiamento dell'umidità ambientale: l'alta porosità delle carte Fine-Art fa sì che la stampa tenda ad allargarsi quando assorbe umidità e a restringersi quando l'aria circostante diventa più secca e questo normalmente provoca la perdita di planeità del pannello, ma con l'I-Bond questo fenomeno è totalmente assente grazie all'enorme rigidità.

I pannelli vengono "adesivizzati" con film biadesivo a freddo (che ha la migliore tenuta nel tempo) e a PH neutro per non interferire con la longevità della stampa Fine-Art.

Poi la stampa viene incollata perfettamente sul pannello per mezzo di una calandra a rulli siliconici e vengono rifilate le parti in eccesso.

Il retro del pannello è argentato.


Sistema di montaggio a parete

Ci sono vari sistemi per utilizzare questi pannelli.

Attaccaglia semplice:

Il metodo più semplice ed economico è quello di utilizzare un appendino in plastica con biadesivo ad alta tenuta (viene fornito gratuitamente su richiesta insieme al pannello).

Va attaccato un po' in basso in modo che non si veda quando il pannello è montato a parete.

Sui pannelli 50x70cm è più che sufficiente, sui pannelli 70x100cm è meglio metterne due per sicurezza.

Distanziatori in foam (Strisce di Kapafix):

un altro metodo economico ma efficace, è quello di utilizzare delle strisce adesive di foam (poliuretano espanso), che servono anche come distanziatori dal muro, in modo che il montaggio a parete sia più elegante.

Questo sistema di montaggio viene offerto con un piccolo contributo spese.

In aggiunta al forte adesivo di queste strisce, ricavate dai pannelli KapaFIX, viene utilizzato anche del silicone, che garantisce una tenuta perfetta anche con i pannelli più pesanti di 70x100cm.

In questo caso le attaccaglie sono di tipo "a grip" e non c'è possibilità che si stacchino:

BackFrame in alluminio:

per i pannelli più grandi (70x100cm), è possibile scegliere anche una soluzione molto elegante e pratica, con un contributo spese un po' maggiore .

Questi profili in alluminio, oltre che a fare da spessore, in modo che il pannello rimanga un po' distante dal muro, contribuiscono a conferire un'ulteriore rigidità al pannello, grazie anche agli angolari in plastica, e ovviamente rimangono invisibili una volta montato il pannello a parete.

Particolarmente pratico è il sistema di livellatura che può essere regolato fino a 10mm, in modo che il vostro pannello sia sempre appeso diritto in modo perfetto, senza bisogno di riforare il muro per riattaccarlo.

E' sufficiente agire sul cacciavite in dotazione per raddrizzare perfettamente il pannello, quando è già montato:

Ed ecco come si presenta il pannello una volta montato a muro:

Qui un particolare:

Cornice senza vetro:

I pannelli verranno offerti inizialmente nelle uniche due misure 50x70cm e 70x100cm: essendo queste misure standard, è possibile utilizzare anche delle comuni cornici, reperibili nei vari ipermercati (IKEA, BRICO, ecc), che hanno il vantaggio di avere un ottimo rapporto qualità prezzo.
Chi conosce la stampa Fine-Art, sa che il modo migliore di esporre le proprie opere è "
al vivo", senza vetri.
Sia perchè ci sono tante carte pregiate e costose, che si vorrebbe esporre direttamente per mostrarle in tutta la loro bellezza.
Sia perchè i vetri portano sempre dei riflessi indesiderati, infatti un vetro sovrapposto aumenta sicuramente le specchiature di luce indesiderate.
E poi è opinione abbastanza comune che sotto vetro tutte le carte si assomiglino molto, quindi la carta pregiata, scelta in modo quasi maniacale, viene certamente svilita dal vetro, anche nel caso dei costosi vetri antiriflessi.

Essendo questi pannelli molto sottili (3mm), è possibile utilizzare una normale cornice in formato standard, sostituendo il pannello al vetro, che ha più o meno lo stesso spessore.

Vediamo di seguito le semplici operazioni da seguire:

Occorre smontare la cornice e togliere il vetro

Al posto del vetro va messo il pannello

Poi va richiuso normalmente il retro, come se ci fosse il vetro

Ed ecco il risultato finale, senza vetro e con la stampa perfettamente piana, senza onde o bolle.


OverGLOP

Le stampe a pigmenti sono attualmente le più longeve in assoluto, quindi sono molto adatte ad essere esposte al vivo.

La formulazione dei pigmenti dei vari produttori di stampanti migliora continuamente, fornendo stampe sempre più belle e prive di difetti.

Tuttavia ci sono ancora piccoli difetti che possono essere migliorati, in particolare sulle carte lucide/semilucide.

Per quanto siano diventati "lucidi" nel corso degli anni, gli inchiostri a pigmenti hanno ancora un modo diverso di riflettere la luce rispetto alle zone della carta prive di inchiostro, dando vita a fenomeni di "gloss differential" (differenziale di lucidezza) e di bronzing.

Un metodo per ridurre questi difetti è quello di "spruzzare" sopra alle stampe particolari cere o fissanti che abbiano la capacità sia proteggere le stampe che di uniformare la resa generale.

Le stampe di PhotoActivity Shop su carte perla/semilucida destinate alla pannellizzazione verranno trattate con un Gloss Optimizer (GLOP) stampato direttamente da un plotter Epson 9800 sulla stampa a colori o in bianco e nero, precedentemente stampata con altro plotter e lasciata asciugare adeguatamente; l'utilizzo di una stampante per la stesura di questo agente protettivo, garantisce un'uniformità di resa senza paragoni, rispetto all'applicazione tramite aerografo.

Questo secondo passaggio con il GLOSS OPTIMIZER, consente di migliorare alcuni aspetti descritti di seguito:

1. Aumento protezione allo sbiadimento

L'ho potuto verificare personalmente con un semplice test: ho stampato un quadratino grigio con l'inchiostro nero dyebased della MIS Associates su un foglio di Hahnemuhle PhotoRag 308, e vicino ho messo un quadratino identico, stampato allo stesso modo, ma con successiva passata di GLOP.
Poi ho esposto questo foglio al vivo all'esterno e ho aspettato un breve periodo di tempo per verificare gli effetti (essendo inchiostro dyebased, molto sensibile all'ozono presente nell'atmosfera, ho dovuto aspettare un lasso di tempo breve per vedere gli effetti, soltanto un mese).

Ecco la differenza misurata rispetto alla condizione iniziale, senza la passata di GLOP (a sinistra il valore di riferimento e a destra quello misurato dopo il mese di esposizione al vivo):

C'è stato uno sbiadimento molto evidente; vediamo ora il quadratino trattato con l'OVERGLOP:

Anche in questo caso c'è stato uno sbiadimento evidente, però la protezione del GLOP si può riconoscere bene anche ad occhio.

Questo era un caso limite, con un inchiostro dyebased di scarsa qualità: ovviamente, utilizzando inchiostri a pigmenti, in un mese la differenza è pressochè impercettibile anche nell'esposizione al vivo.

Sul sito aardenburg-imaging.com vengono fatti test di durata in varie condizioni di stampa;
previa registrazione gratuita è possibile scaricare i risultati;
in particolare volevo mostrarvi le statistiche di due test di stampa in B/N, eseguiti con inchiostri
Epson K3 della Epson 3800 su Ilford Galerie Gold Fibre Silk 310gsm paper; una stampa è stata protetta con lo spray della Hahnemuhle e l'altra con il Gloss Optimizer della MIS.

Dopo 140 Mlux-hrs, che corrispondono a 71,4 anni nelle condizioni di invecchiamento definite da Wilhelm Imaging Research (ovvero 450 Lux per 12 ore al giorno), la statistica in DeltaE è leggermente a favore del trattamento con il GLOP, e questa è un altra prova che un passaggio di Glossy Optimizer su una stampa ben asciutta, allunghi la vita della stampa.

2. Miglioramento densità massima e gamut nelle basse luci

Un altro vantaggio dell'OVERGLOP ben visibile e facilmente documentabile è il miglioramento dei colori scuri.

Per esempio, sulla Innova FibaPrint Ultra Smooth Gloss, con il plotter Canon IPF8100, passo da un valore del nero di L=3.50 ad un valore di L= 1.91

Un piccolo, ma comunque visibile, miglioramento nel gamut nelle basse luci, lo si può vedere nel confronto di seguito, per L=4: il gamut senza OVERGLOP è praticamente annullato, mentre con l'OVERGLOP ci sono ancora dei colori:

3. Annullamento gloss differential/bronzing e migliore angolo di visione della stampa

Di seguito una stampa che è stata per metà trattata con la tecnica dell' OVERGLOP, ovvero, dopo la tradizionale stampa con un plotter Canon IPF8100, è stata messa in un plotter Epson 9800 che ha stampato con il gloss optimizer su metà della stampa.

La foto seguente della stampa è stata scattata in modo quasi perpendicolare e non si notano differenze tra le due metà:

Se proviamo ad osservare la stampa con una leggera angolatura (immagine successiva), riconosciamo subito la parte trattata con il GLOP:
ciò che salta subito all'occhio è l'immediata perdita di densità delle parti scure: la zona degli alberi, che specchia la sorgente luminosa, passa da un verdone molto scuro ad un grigio scuro indistinto.
Anche nella parte alta della foto, tra le nuvole, si vede come la specchiatura nella parte di stampa senza GLOP faccia sbiadire immediatamente i toni e perda di dettagli.
E questa era solo un piccolo scostamento rispetto alla visione perfettamente in asse.

Vediamo cosa succede se osserviamo la stampa da un'angolazione più accentuata (foto successiva).

Qui è tutto ancora più evidente. Ora si vede molto chiaramente anche il GLOSS DIFFERENTIAL (differenziale di lucidezza) tra le parti inchiostrate e il bianco carta.
In particolare nelle nuvole c'è una zona "bruciata" (completamente bianca) e nelle zone senza il GLOP nasce addirittura un'inversione di toni.
Anche nelle zone a bassa inchiostrazione vicino al bianco delle nuvole appaiono dei riflessi e delle dominanti piuttosto fastidiose: questa inversione di toni tra il bianco carta e le zone inchiostrate, insieme ai riflessi giallo/magenta delle zone poco inchiostrate è il cosiddetto BRONZING. Nella parte trattata con il GLOP il bronzing è totalmente assente.
Le zone scure degli alberi nella parte senza GLOP ora hanno una dominante calda e molto chiara. Anche la zona trattata con il GLOP presenta una specchiatura della sorgente luminosa, è inevitabile in quanto la carta non è opaca, è semilucida (questa in particolare è la Innova Ultra Smooth Gloss), però è una specchiatura uniforme, che non fa nascere inversioni di toni e nuove dominanti solo in alcune parti dell'immagine; e poi è più che evidente il fatto che tutta la parte destra della foto appare più scura, dal cielo fino all'erba in basso.

Le stampe pannellizzate ovviamente avranno tutta la superficie trattata con il GLOP, in quanto la stampa da pannellizzare è più grande del pannello stesso e viene rifilata una volta incollata al pannello;
non è un problema il fatto che il plotter con il GLOP non possa stampare su tutta l'area del foglio e che debba lasciare dei bordini bianchi come nell'esempio precedente, perchè le parti non trattate con il GLOP verranno tagliate via in quanto esterne al pannello.

Quindi, in definitiva, una stampa pannellizzata e trattata con la tecnica dell'OVERGLOP, apparirà più omogenea, a tutti gli osservatori, anche quelli che si avvicinano alla stampa per studiarne i dettagli, perchè anche rimanendo in asse , più ci si avvicina alla stampa e più la visione delle parti periferiche della stampa sarà angolata.


Stampa ai pigmenti di puro carbone

Una novità nel servizio di stampa di PhotoActivity è la stampa al puro carbone.

Spesso si sente parlare di stampa al carbone, ma il più delle volte è a sproposito, perchè molti tendono a confondere la stampa a pigmenti con la stampa ai pigmenti di carbone.

La stampa ai pigmenti di carbone ha la caratteristica di essere la più longeva in assoluto e di apparire di una tonalità molto calda, simile all'antica tecnica di stampa al carbone.

I "pigmenti" utilizzati nella stampa ink-jet però non sono solo quelli al carbone, ma ci sono anche quelli utilizzati nella stampa a colori.

Se si vuole stampare in B/N con tonalità neutra, non si possono utilizzare i soli pigmenti di carbone, occorrono dei pigmenti neutri oppure insieme ai pigmenti di carbone occorre far intervenire anche dei pigmenti colorati, in genere ciano e magenta (o blu) in modo da neutralizzare la resa finale.

L'utilizzo di pigmenti non di carbone nella stampa fa nascere nuove variabili, in quanto non tutti i pigmenti hanno la stessa longevità: alcuni possono sbiadire prima di altri, per cui una stampa in B/N neutra può rimanere tale per poco se i pigmenti colorati (o neutri) sono di bassa qualità.

Attualmente la maggiore longevità in assoluto delle stampe si ottiene con i pigmenti di carbone.

Vi rimando alla lettura di un documento di Paul Roark in merito alla questione "pigmenti di carbone", che inizia con la citazione di un libro:

Nel suo libro "Mastering Digital Black and White” Amadou Diallo scrive:
"Non tutti i pigmenti sono uguali. Alcuni sono intrinsecamente più resistenti alla luce di altri. Il leader indiscusso in materia è il pigmento di carbone"

Per darvi un'idea della tonalità calda dei pigmenti di carbone vi mostro questa foto:

Certi soggetti, come i ritratti, traggono certamente vantaggio da questa dominante calda.
Comunque, tra i pigmenti al carbone disponibili in commercio, ho scelto l'Ebony della MIS Associates, che fra tutti risulta il meno caldo.

Se volete avere un'idea di come una vostra foto possa risultare se stampata con questa tecnica, potete scaricare il profilo ICC di stampa e fare una soft-proof con Photoshop, con le impostazioni mostrate di seguito:

L'inchiostro Ebony della MIS è quindi un inchiostro nero ai pigmenti di carbone e come tale è utilizzabile solo su carte matte (opache), non si può utilizzare su carte semilucide o lucide.

Inoltre, da solo non consente una buona qualità di stampa, perchè le goccioline, per quanto piccole, si vedrebbero a occhio nudo nelle sfumature più chiare.

Per questo oltre all'Ebony puro, vanno utilizzate altre tinte più chiare, in modo da poter stampare in tono continuo.

Il kit che ho realizzato utilizza altre 4 tonalità, via via più chiare, ottenute per diluizione diretta dell'Ebony.

Come base per la diluizione ho utilizzato quella "open source" di Paul Roark, che è così composta:

  • 55% acqua distillata
  • 35% glicerolo
  • 10% Kodak Photo Flo 200

Sono componenti del tutto inerti (il Photo Flo è un imbibiente della Kodak utilizzato per decenni nelle stampe chimiche in B/N), per cui la longevità delle stampe è garantita in tutte le tonalità, dalla più scura a quella più chiara.

Di seguito viene mostrato il grafico della chiarezza L* in funzione della percentuale di stampa K di ogni inchiostro che compone questo kit:

L'utilizzo di ben cinque tonalità di grigio consente una perfetta stampa a tono continuo, in cui il punto di stampa è assolutamente invisibile, fino alle sfumature più chiare.

Le stampe al puro pigmento di carbone vengono proposte inizialmente solo nei due formati A2 e A3 su carta Hahnemuhle Photo Rag 500, un cartoncino molto spesso e pesante (500 gr/mq) famoso per la sua un'indiscussa qualità di stampa e longevità.

Grazie alla sua alta rigidità e consistenza, può anche essere appeso così com'è, senza cornici o passepartout.

Su richiesta, la stampa potrà essere eseguita anche su altre carte matte, con formato massimo di 61 cm di lato minore.


Stampa in B/N FINE-ART

Per la stampa in B/N FINE-ART abbiamo preparato un plotter Epson 9800 con un kit di inchiostri personalizzato.

Come si vede dalla figura seguente il kit è composto da:

  1. Nero Dyebased Epson Claria
  2. Nero a pigmenti di carbone MIS Ebony
  3. Grigio scuro G1
  4. Grigio scuro G1
  5. Gradazione grigia G2
  6. Gradazione grigia G3
  7. Gradazione grigia G4
  8. Glossy Optimizer

Il grigio scuro G1 è un inchiostro a pigmenti della MIS Associates, dalla resa neutra.

I grigi più chiari G2,G3,G4 sono ottenuti per diluizione con la base open source di Paul Roark precedentemente descritta.

Il plotter può stampare fino ad una banda di 111,8 cm (44") sia su carte matte che su carte semilucide/perla

Stampa su carte semilucide/perla

Sulle carte semilucide/perla vengono disattivati gli inchiostri Nero Dyebased Epson Claria e Nero a pigmenti di carbone MIS Ebony , e vengono attivati tutti i restanti.

Il grigio scuro G1, quando stampato su carte semilucide/perla, riesce a raggiungere in stampa densità maggiori rispetto al nero photo sempre della MIS Associates, in quanto risulta più lucido.

Nella stampa semilucida, abbiamo deciso di installare il G1 in due slot per il seguente motivo:

osservando come la qualità di stampa in B/N delle stampanti di ultima generazione sia migliorata tantissimo e sia arrivata a risultati eccellenti pur con tre sole gradazioni di grigio, mi sono chiesto come venissero gestiti questi 3 inchiostri per dare risultati così soddisfacenti. La risposta è nel grafico di seguito:

Nella figura sopra, che rappresenta le curve di intervento dei 3 inchiostri neri di un plotter Canon IPF 8100, si vede chiaramente come l'inchiostro grigio medio sia utilizzato abbondantemente, dalle sfumature più chiare (a sinistra) fino al punto del nero (a destra). Il consumo maggiore di questo inchiostro rispetto a tutti gli altri è la prova di un utilizzo così intenso.
Per spiegarmi meglio prendo in prestito due immagini di un mio vecchio articolo:
a sinistra si vede come la Epson 2100 (che ha un nero e un solo grigio) riproduca 4 quadratini grigi, e a destra si vede come la stessa immagine sia riprodotta dalla Epson 4800 (che ha un inchiostro nero, uno grigio medio e uno grigio chiaro)

Si vede abbastanza chiaramente nella figura a destra, che il grigio medio va come a "tappare" i buchi, rendendo molto meno visibili i puntini stampati, in quanto il contrasto tra i puntini scuri e il fondo è notevolmente abbassato.
In più sono meno evidenti anche eventuali problemi di banding (come quelle righine bianche nell'immagine a sinistra, nella parte alta) dovuti a disallineamento della testina o di un avanzamento carta non omogeneo, in quanto nella stampa intervengono 3 inchiostri contemporaneamente.

L'introduzione di un doppio nero nel kit di inchiostri, permette al RIP di stampa (QuadToneRip) di sovrapporre l'intervento dei vari grigi in maniera ancora più massiccia, come si vede dalla figura seguente:

Fin dalle sfumature più chiare (a sinistra) intervengono entrambi gli inchiostri chiari (G4 e G3 su LC e C) e a partire dal 30% di inchiostrazione intervengono sempre almeno 3 inchiostri.

Questo tipo di gestione degli inchiostri consente una completa invisibilità del punto di stampa.

Porta anche ad un altro vantaggio: se gli inchiostri grigi hanno una tonalità un po' diversa l'uno dall'altro, cosa piuttosto comune anche utilizzando gli originali, nelle zone di passaggio da un inchiostro ad un altro, si possono notare delle variazioni di tonalità (calda/fredda).

Lo si vede bene nel grafico seguente relativo ad un Canon IPF 6300 su Felix Schoeller Glacier: nel punto 0 abbiamo il bianco della carta e nel punto 100 il nero massimo. Si nota come sia l valori di a che quelli di b abbiano delle piccole "ondulazioni", dovute proprio a queste differenze di tonalità tra un inchiostro ed un altro.

Queste ondulazioni sono visibili, per esempio quando si stampa un gradiente come questo: si possono notare delle piccole variazioni di colore tra due tacche adiacenti.

Anche nel kit che utilizziamo ci possono essere delle piccole variazioni di tonalità tra un inchiostro ed un altro, nonostante le tinte chiare (G2,G3,G4) siano ottenute per diluizione dello stesso inchiostro (G1), ma la gestione con le curve molto sovrapposte consente un risultato molto più dolce e uniforme, come si vede dalla figura seguente:

E poi nel kit è presente il Glossy Optimizer, che porta tutti i vantaggi precedentemente descritti, ma che può essere sparato direttamente durante la stampa della foto, senza che sia necessaria una passata di OVERGLOP in un secondo tempo.

Il vantaggio più evidente nell'utilizzo del GLOP è l'assenza di gloss differential, come si vede dalle seguenti immagini, la prima relativa ad un Epson 4800 con inchiostri originali K3 e la seconda relativa al KIT Photoactivity.

Stampa su carte matte/opache

La stampa in B/N classica, con il nostro Kit la si ottiene utilizzando i 5 inchiostri

  1. Nero a pigmenti di carbone MIS Ebony
  2. Grigio scuro G1
  3. Gradazione grigia G2
  4. Gradazione grigia G3
  5. Gradazione grigia G4

Questa configurazione consente una stampa classica in B/N neutra su cartoncino opaco, con densità leggermente superiori ai vari inchiostri originali e durata da archivio.

Per esempio su Hahnemuhle PhotoRag 308, grazie al MIS Ebony si riesce a raggiungere un punto del nero massimo di L=14.6, in confronto, per esempio, ad un punto del nero di L=17.1 con il Canon IPF8100.

Ma il vero salto di qualità lo si ottiene con l'introduzione dell'inchiostro Nero Dyebased Claria, che permette un punto del nero di L=9.0

Il salto da L=14.6 a L=9.0 è alto e osservando due stampe affiancate lo si nota in modo molto evidente.

Gli inchiostri dyebased in genere non vengono associati a grande resistenza allo sbiadimento, soprattutto se esposti al vivo.

Gli Epson Claria, però, si comportano diversamente; innanzi tutto siti universalmente riconosciuti per lo studio della resistenza allo sbiadimento come Wilhelm Imaging Research li danno per 97 anni su carta opaca Epson se esposti sotto vetro.

Test al vivo, senza protezioni, non si trovano in rete, per cui ho provato a fare io stesso un piccolo test, esponendo all'aria aperta vari campioni.

Il tallone d'Achille degli inchiostri dyebased è l'esposizione all'ozono, che fa letteralmente disgregare le molecole di inchiostro e sbiadire inesorabilmente la stampa.

In Giugno 2013 ho esposto all'esterno vari campioni: alcuni inchiostri dyebased sbiadivano in modo inaccettabile dopo pochi giorni.

I dyebased che hanno resistito di più ad oggi (101 giorni) a parte i Claria, sono i dye originali della mia vecchia Canon Pixma 8500 (ChromaPlus), però non si fanno un gran onore perchè in ogni caso lo sbiadimento è più che evidente:

Come visto precedentemente, il GLOP aiuta un po' anche a proteggere le stampe, così, nelle zone della stampa in cui viene utilizzato l'inchiostro nero Claria, viene anche sparato il 30% di GLOP, che in aggiunta, riesce a diminuire ancora un po' il valore di L, portandolo a L=9.0; il test seguente è stato eseguito con la sovrapposizione di GLOP al 30%.

I Claria hanno retto molto più, dei Canon, anche se un piccolo sbiadimento c'è stato, ma dobbiamo ricordare che si tratta di un'esposizione estrema, all'esterno, 24 ore al giorno:

Per confronto è interessante anche vedere come si è comportato l'Ebony della MIS, che in quanto a resistenza allo sbiadimento è il riferimento essendo un pigmento di carbone:

Non è rimasto esattamente immobile, anche se una variazione così piccola può essere imputata ad un errore di misura.

In definitiva, chi desidera la massima archiviabilità nel tempo potrà acquistare le stampe fatte con il metodo classico, chi invece preferisce puntare sull'impatto visivo, potrà scegliere la stampa fatta con l'aggiunta al Kit dell'inchiostro Epson Claria, che comunque sembra comportarsi molto bene nei test di durata (il mio test in ogni caso prosegue).


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