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 Scansioni e miracoli
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VintagePino
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Italy
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Postato - 07/07/2021 :  08:26:40  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Visto che in armadio avevo già tutto quello che serve, ho provato a fare un paio di scansioni con la fotocamera, non perchè non abbia lo scanner ancora valido e funzionante anche se datato (che funziona con una scheda scsi e con un vecchio computer con Win XP), ma solo perchè se dovesse venir meno, non fanno più l'assistenza e non mi andrebbe proprio di ricomperarne uno di analoga qualità (Nikon Coolscan LS 30) che all'epoca costava un botto.

Ho usato un Tamron SP 90 f/2.5 Macro per Nikon dei primi anni '70 associato ad un anello di estensione della Nikon e adattatori per Sony nex-3 e Nikon D60, più una doppia slitta (avanti-indietro e destra-sinistra) così arrivo ad un ingrandimento circa 1:1. L'illuminazione è data da un accroccho fatto a suo tempo con una lampada da ingranditore e plexiglass opalino. Si può fare molto meglio usando altri strumenti (ad esempio un obiettivo da ingranditore montato invertito (che non ho più) e non volevo mettere in uso altre fotocamere (Sigma e Canon) di cui non ho tutti gli accessori necessari.

Veniamo al miracolo: nella scansione con il Coolscan si vedono tutti i danni subiti in 50 anni dalla dia a colori (funghi ecc.) e nel bianco e nero di una quindicina di anni, gli strisci (scattata con una fotocamera d'epoca che stavo provando). A parte la qualità degli scatti di scarto che ho usato proprio per poterli maneggiare senza patemi, nella acquisizione con le fotocamere (Nikon e Sony file RAW) i difetti sono scomparsi.

Come molte cose soprannaturali non so darmene una ragione. (Non ho usato nessuna riduzione del rumore in postproduzione), l'unica plausibile è la retroilluminazione che è a luce diffusa.
Il lato positivo è che con lo scanner sulle foto a colori posso usare la funzione (che non ho usato apposta) "Digital ICE" che eliminina buona parte di strisci ecc. ma l' ICE non funziona su pellicola in bianco e nero per cui su negativi danneggiati o disseminati di puntini bianchi, bisogna perderci ore per eliminarli a mano dove possibile.
Chi ha qualche spiegazione mi toglierebbe la curiosità.









Per ingrandire cliccare sulle foto.

AlbertoM
Moderatore

Italy
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Postato -  07/07/2021 :  12:25:33  Mostra il Profilo  Visita l'Homepage di AlbertoM  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Ciao Pino,
anche io qualche tempo fa ho fatto un test simile.

Ho usato un adattatore Nikon ES-1, che è un semplice tubo estensibile (senza ottica) con filettatura da 52mm da un lato e porta diapositiva dall'altro.






Come ottica ho usato un Pentax 50 F macro, con cui si riesce ad inquadrare per intero il fotogramma 35mm sia in Full Frame che in APS con la Sony A7r3 da 42Mpix.

Nota che con il Nikkor 60mm macro a cui è dedicato, si riesce solo in FF perchè l'ottica non si estende nella messa a fuoco

Avevo confrontato gli scatti con scansioni fatte con uno scanner Minolta mi pare, o con un Nikon per pellicole a 35mm ed ero arrivato alle stesse conclusioni: la luce laser collimata degli scanner, aveva l'effetto della luce puntiforme degli ingranditori in genere dedicati al B/N, quindi più nitidi, ma con grana e graffi più evidenti.

Lo scatto con A7r3, invece, era analogo alla stampa con ingranditore a luce diffusa, cioè meno nitido, ma con grana e graffi meno evidenti.
Era possibile, però, in questo caso, usare un po' di unsharp mask ad-hoc per migliorare la nitidezza, al contrario della scansione che risultava "intoccabile" da questo filtro, perchè appunto aveva grana e graffi già belli evidenti.

Alla fine preferisco gli scatti della Sony, che risulta più veloce come esecuzione, anche se si perde un po' di tempo a posizionare la diapo o il negativo.

Per diapo a colori, avevo anche trovato un modo per avere colori coerenti con quanto si vedeva in trasparenza nella diapo: bisognava fare un profilo di fotocamera con la sorgente utilizzata per le "scansioni", poi in Camera Raw mettevo tutti i cursori a 0 nello sviluppo 2010 (così l'uscita risultava lineare) e agivo solo sul bilanciamento del bianco, da fare in uno scatto "a vuoto" senza diapo, e sull'esposizione.
In questo modo usciva un'immagine con i colori della pellicola.


AlbertoM
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VintagePino
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Italy
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Postato -  07/07/2021 :  19:42:08  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Grazie della risposta che conforta la mia ipotesi Alberto, infatti è quello che ho fatto sul file RAW dando un po' di maschera di contrasto con RawTherapee sulle acquisizioni con fotocamera.

E' interessante questa cosa che citi sul profilo della fotocamera per CameraRaw, proverò a fotografare con la sorgente luminosa il Colorchecker e poi lo dò in pasto a Colorchecker Camera Calibration per fare il profilo seguendo poi i tuoi consigli nella successiva elaborazione dei file Raw delle acquisizioni digitali.
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VintagePino
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Postato -  06/08/2021 :  19:53:14  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Dal momento che ho costruito con poca spesa questo Ambaradan per la digitalizzazione di diapositive e prossimamente anche negativi, lo condivido.

Come dicevo ho già uno scanner della Nikon che funziona ancora benissimo ma devo tenere sotto al tavolo anche un secondo computer dedicato con XP e un secondo monitor. L'intenzione è quella di mettere tutto in magazzino e utilizzare questo.
Ho usato un vecchio supporto per flash Metz 45 ( ma vendono per 15 € su Amazon qualcosa di analogo) su cui ho montato le doppia slitta che si vede in foto per la centratura laterale e la messa a fuoco micrometrica (26 €) e due squadrette che ho sovrapposto per aumentare la rigidità (si sfasano un pò i fori ma basta una punta da trapano da 5 mm e poi si usano bulloni dello stesso diametro.

Il cuore del sistema è costituito da un vecchio pezzo di cornice per quadri (la consiglio perchè di solito è legno stagionato e rettificato) e due pezzi di carton cuoio (si trova in cartoleria) da 2mm di spessore che è esattamente quello dei telai delle dia, incollati fra di loro e fissati al legno con il mastice UHU che permette di posizionare e retificare mentre si asciuga. Il segreto è prendere una dia sbagliata (quelle completamente nere per il flash che non ha scattato) e segnare delle righe vicino ai bordi; inquadrando si vede sul monitor della camera quando siamo allineati con i bordi del sensore. Io ci ho fatto anche un piccolissimo foro al centro che serve anche nella fase iniziale di costruzione per centrare la dia con il centro dell'obiettivo guardando dentro al foro verso l'obiettivo mentre si illumina con una pila il diaframma chiuso. In foto ancora non c'è ma ho successivamente foderato la parte di cartone che tiene il telaietto pressato sul legno, con un pezzo di nastro isolante che evita l'usura e assicura la pressione sfruttando l'elasticità del carton cuoio.

Ho usato una datata Nex-3 che non uso quasi mai, ci ho messo al posto della batteria una batteria fittizia (18 €) che si collega alla porta USB così posso tener accesa la macchina quanto voglio, per scaricare le foto uso la porta usb della fotocamera così non devo mettere e toglire la scheda SD.

La cosa importante ovviamente è avere tutto perfettamente allineato e in squadra, quindi munirsi di una squadra seria per carpenteria, accessori a bolla, calibro. sulla base del supporto per flash c'era della gomma che ho tolto per un tratto perchè quando serravo i fissaggi fletteva e mi disallineava. Se le squadrette non sono perfettamente verticali, una volta montate unite si può modificare l'inclinazione forzandole avanti o indietro e poi si verifica con la squadra.

A corredare il tutto, un illuminatore a led con intensità luminosa variabile tarato a 5500 Kelvin da 5x5cm (15 €) schermato con cartoncino nero alle dimensione del telaietti montato su un mini cavalletto da tavolo che avevo in casseto da 20 anni.
Nelle foto si vede un vecchio Tessar T che va benissimo (bisogna disporlo su infinito) poi ho preso usato un vecchio Rodenstock Rodagon 50/f 5.6 da ingrandimento che uso dritto (non rovesciato). Metto un esempio di scansione con il Nikon LS30 e due con l'Ambaradan e Tessar T e Rodenstock. Un vantaggio è che con il Nikon ho delle scansioni da 9 Mp, con la fotocamera da 14 Mp. Per fare la comparazione a monitor però ho ridotto in postproduzione la dimensione degli scatti alla stessa dello scanner.











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VintagePino
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Postato -  10/08/2021 :  17:32:33  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Ho fatto una modifica al prototipo: ho sostituito il cartone con due telaietti sovrapposti incollati fra di loro e al supporto. Ho traslato appositamente la diapositiva in uso per far vedere meglio nella foto il sistema.

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VintagePino
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Postato -  07/09/2021 :  12:57:54  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Qualche considerazione sull'utilizzo con le diapositive montate su telaietti (praticamente tutte):

- i telaietti hanno sulla superficie posteriore un bordino, io preferisco inserire le diapositive con questa che guarda l'obiettivo (in genere è il lato emulsione) in modo che questo bordo inferiore e ai lati venga pressato uniformemente dal telaietto vuoto che ho usato come "pressapellicola". Poi è un attimo ruotare la foto orizzontalmente in postproduzione. Oppure usare un supporto posteriore della misura o superiore dei telai.

- Il mio scanner Nikon è settato da me per mettere a fuoco ogni volta prima della scansione. L'Ambaradan, una volta messa a fuoco la prima diapositiva (lo faccio sulla grana come in camera oscura) e stretti bene i morsetti, lo mantiene a lungo anche considerando che uso un f/11 e fra il sensore e la diap. ci son circa 21 cm, molto più dello scanner, quindi pur essendo piccola la profondità di campo, diaframma e distanza sono sufficienti a compensare microscopiche differenze. Ottima la funzione Live View della fotocamera che ha anche due step di ingrandimento e che è indispensabile per la messa a fuoco precisa.

- l'interno dei telai è fatto in modo che una delle due superfici interne ha delle apposite sporgenze che pressano la pellicola contro l'altra superficie. Questo porta ad una differenza di distanza della pellicola dalle due superfici che secondo le mie misure è esattamente 0,1 mm. Ma non solo, la superfice posteriore di quelli che ho misurato è spessa 0,7 mm, quella anteriore 0,8 (con la sporgenza citata è 0.9). Questo significa che dovendo fare una serie di "scansioni" nella stessa seduta, è meglio, per non mettere a fuoco ogni volta, posizionare le diapositive sempre con lo stesso lato rivolto verso la fotocamera.

- per la scansione delle Kodachrome che erano montate su telaietti in cartone spesso 1,1 mm, contro 1,7 mm di quelli in plastica (compreso il bordino di cui sopra), basta inserire nella guida uno o più fettucce di carta da stampa a seconda di quella che si ha sottomano per compensare i 0.6 mm di differenza.
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VintagePino
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Postato -  08/09/2021 :  18:35:40  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Adesso che ho ottimizzato il tutto posto un piccolo confronto. Ho fatto una scansione alla massima risoluzione dello scanner salvata in formato Raw (NEF) di una dia che ha 40 anni e che si è mantenuta bene e una acquisizione con l'Ambaradan in Raw (ARW).

Ho elaborato i raw con le impostazioni automatiche, li lascio alla risoluzione nativa, ovviamente il file da Sony è un po' più grande come pure le dimensioni della foto. Ciascuno farà le proprie valutazioni, su qualcosa è migliore lo scanner (ad esempio le alte luci sul muro ma il sensore è un CCD ed è una sua caratteristica) su altro (ad esempio l'asse nel magazzino di sinistra), il Sony.


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VintagePino
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Postato -  09/09/2021 :  10:59:14  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Poichè il mio senso estetico mi impedisce di lasciare in giro una foto che non va bene, posto il risultato finale. Un po' di aggiustamenti di tonalità, luminosità e contrasto e un miglior taglio fotografico. Non è granchè ma non l'avevo mai ripresa in mano, è comunque una testimonianza di un elemento rurale delle Marche di 40 anni fa, ma come si nota le costruzioni erano già provate dal tempo, quindi molto più vecchie. La stamperò in A3+ riducendo la risoluzione a 180 pixel/pollice (ma così potrei stampare un A2) e la dimensione a 43 x 30 cm per la mia stampante. Ho già verificato da tempo che una stampa su carta A3+ a 180 dpi è praticamente indistinguibile da una a 360, ovviamente guardando alla distanza a cui solitamente si guarda una foto di queste dimensioni.

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AlbertoM
Moderatore

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Postato -  09/09/2021 :  22:27:03  Mostra il Profilo  Visita l'Homepage di AlbertoM  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Quindi quale hai scelto? io avrei scelto quella con la Sony...
In ogni caso avrei tirato su un po' le ombre, una volta non si poteva fare, ma adesso sì

AlbertoM
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VintagePino
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Postato -  10/09/2021 :  13:12:20  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Sono d'accordo Alberto, infatti in quest' ultima un po' le ombre del prato e dello sterrato le ho schiarite, di più si perde in contrasto.

Sulla scelta è la Sony, per vari motivi (a parte che ogne scarrafone è bell'a mamma soja, anche se non sono di Napoli), soprattutto perchè la luce diffusa su vecchie diapositive mi attenua molto grana, micro colonie nere di funghi, strisci ecc. e dà anche una certa atmosfera. Dopo con un po' di postproduzione, che partendo dai RAW bisogna fare comunque, sia con lo scanner che con la fotocamera, si fa quello che si vuole. Poi perchè i file sono più grandi e in stampa ho un minore fattore di ingrandimento. Infine perchè ho rifatto le scansioni con lo scanner; il digital ICE se attivato sullo scanner attenua abbastanza i difetti di cui sopra ma una scansione con questo dura 75 secondi, senza dura 40", con la fotocamera, compresi i due secondi di autoscatto che uso per minimizzare le vibrazioni quando premo il pulsante, 10 secondi fra togliere e mettere una nuova dia.
Per fare 36 dia con ICE ci vogliono 45 minuti, senza 25', con la fotocamera 6' !!

Certo, lo scanner è assai migliore sulle alte luci e sul microcontrasto, ma sul raw della fotocamera quest'ultimo si può quasi eguagliare in postproduzione. Se avessi una fotocamera Sony come la tua penso che con lo scanner non ci sarebbe confronto.

Metto dei crop che riguardano l'attenuazione dei disturbi (cielo) e il microcontrasto (portone) da file non raw (tif da scanner salvati in jpg senza compressione e jpg dalla Sony). Quindi con le elaborazioni fatte dai software dello scanner e della fotocamera senza postproduzione da parte mia e uno senza e con maschera di contrasto sul portone della Sony.

Scanner cielo con ICE


Scanner cielo senza ICE


Sony cielo


Sony portone senza maschera di contrasto


Sony portone con maschera di contrasto

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VintagePino
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Postato -  09/10/2021 :  17:14:57  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Mi sono procurato anche un Rodenstock Rodagon 50/2.8 che a differenza del precedente F 5.6 ha una costruzione a 6 lenti in 4 gruppi e sembra che sia fra i migliori obiettivi da ingrandimento.

Metto uno scatto da negativo (al riguardo ho fatto un semplicissimo accessorio di cui metterò le foto, per fare anche le acquisizioni di negativi in triscia) che feci anni fa per provare una Leica con ottica Elmar.

Mi sembra che il confronto sia alla pari con lo scanner. Quest'ultimo ha sicuramente un miglior microcontrasto dovuto penso alla differente acquisizione fra luce puntiforme dello scanner e quella che faccio con luce diffusa, però metto un crop che evidenzia un aspetto che con lo scanner ho riscontrato anche su altre foto. Nelle ombre profonde c'è un brusco passaggio da zone con qualche dettaglio al nero totale.

Sono ritagli del fotogramma intero per portare entrambi alle stesse dimensioni di visualizzazione (la foto con la Sony + Rodenstock sarebbe più grande) e poi ci sono i crop.

Riguardo ai due Rodenstock Rodagon F/5.6 e F2.8, metto un crop della stessa foto che ho già messo qui sviluppata da RAW con gli stessi identici parametri, la differenza è eclatante.

Cliccare sulla miniatura e poi cliccare sulla foto.












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VintagePino
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Postato -  11/10/2021 :  20:27:14  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
ELEMENTARE WATSON !
Mi sono lambiccato il cervello a lungo per costruire un accessorio di supporto ad un portanegativi che ho acquistato per 9 € su Amazon, e ci sono arrivato, ma in attesa di farlo ho fatto una prova per avere una cosa provvisoria (ma forse definitiva) molto semplice per i negativi in striscia.

Si prendono due telaietti, si incollano soltanto sul bordo superiore le due facce lisce fra di loro ed è fatto.

Ho usato Attac gel, in figura 4 ho indicato in rosso fino a dove (in altezza) si mette la colla su un telaio e in nero dove arriverà quando si pressa per l'incollaggio (sgrassare bene le superfici e poi lascire per un po' sotto pressione, bastano 3 mollette da bucato). Questo è il cuore del sistema perchè dopo l'incollaggio i due telai formeranno spontaneamente una "V" rovesciata e la parte più stretta terrà in guida la parte dentellata alta della pellicola, quindi in base alla quantità di colla che si espande con la pressione, l'angolo 0 gradi si posizionerà più in basso o più in alto, bisogna fare qualche prova.

Sul porta diapositive dell'Ambaradan illustrato più sopra, si infila la parte "A" (figura 1)come se fosse una diapositiva mentre si tiene la parte dentellata in basso della pellicola dietro la parte "B" posizionando la pellicola centrata con la finestra. La parte anteriore dell'accessorio appoggerà automaticamente sulla parte B facendo una leggera pressione sulla parte inferiore della pellicola. Si può far scorrere il negativo senza timore di strisciarlo perchè la parte con l'emulsione non tocca i telai.

Cliccare sulle miniature.











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VintagePino
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Postato -  15/10/2021 :  19:04:17  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Bene, a questo punto, dopo aver ottimizzato qualcosa, soprattutto per quanto riguarda l'ottica, mi sento soddisfatto e di non dover rimpiangere lo scanner anche perchè come ho pronosticato (forse mi sono portato sfiga da solo), sta succedendo qualcosa al vecchio computer a cui è collegato (penso la scheda grafica perchè vedo solo in bianco verde e azzurro). Devo aprirlo e pulire i contatti della scheda e non è detto che funzionerà ma mi salvo con l'Ambaradan.

Se trovo una Sony A 6000 usata magari la sostituirò alla Nex-3, mi devo documentare se ha una migliore gamma dinamica e di sicuro i suoi 24 Mp mi permetteranno stampe in A3+ a 360 dpi. Avrei altre fotocamere come una Canon professionale, una Sigma SD1 Merrill (dalla gamma dinamica, risoluzione e resa nel colore formidabili) Nikon ecc. ma sono reflex, sono troppo pesanti e non hanno la funzione Focus Peaking che è indispensabile (a questo proposito uso l'obiettivo da ingrandimento come lo usavo in camera oscura, metto a fuoco la grana a tutta apertura e poi chiudo a F8).

A riprova della mia soddisfazione metto questo vecchio scatto acquisito sia con lo scanner che con la Nex-3 e Rodenstock Rodagon 50/2.8. A livello di definizione sono praticamente indistinguibili. Ho ridotto le dimensioni di quella fatta con la Nex per portarla alle stesse dimensioni di quella con lo scanner in modo che guardandole al 100% di ingrandimento siano confrontabili. Bisogna comunque tener presente che guardarle al 100 % di ingrandimento a 72 dpi è come guardare una foto di 130 x 90 cm mentre nella stampa sono un A3+ o un A2 quindi 2-3 volte più piccole.

Fotografare a Venezia non è facile. Ci sono troppe cose dappertutto, ma soprattutto nelle giornate di sole (e con marmi bianchi ovunque) ci si trova a dover lottare perennemente con differenze di luminosità che stanno agli opposti della scala tonale. Ho sviluppato i rispettivi RAW con le stesse impostazioni, ho dato solo una piccola dose (4 da 1 a 10) di riduzione del rumore (in questo caso la grana) ad entrambe e aggiustato un po' successivamente la luminosità per avere le zone con i dettagli fini, che mi interessavano per un confronto, ad uno stesso livello in entrambe.

Ingrandendo si potrà anche notare che leggeri strisci e molti puntini bianchi (come sui tendaggi) presenti in quella da scanner, in quella da Nex (quindi in luce diffusa) sono scomparsi. Non è cosa da poco quando si ha a che fare con pellicole datate di cui si fa un recupero in digitale. Probabilmente la luce diffusa ha un miglior risultato anche nelle ombre profonde perchè guardando la barca di sinistra sembra ci sia una miglior leggibilità con lo scanner, in realtà ingrandendo si nota come questa si traduca in rumore a zone disomogenee.

Ribadisco infine che per questo sistema è indispensabile (a meno di non digitalizzare per stampe di dimensioni contenute) un obiettivo di ottima qualità e leggero (per non gravare sulla meccanica della slitta) e per questo l'ottica da ingrandimento è perfetta perchè non necessita della complessa meccanica di messa a fuoco e inoltre è ottimizzata per brevi distanze. Ad esempio, a causa del peso e della focale che lo pone a maggior distanza dalla pellicola, ho scartato un ottimo Tamron SP 90 macro.

Ho scelto il Rodagon anche perchè ha una filettatura M39 e pochè i tubi di prolunga hanno in genere un un M42 ed è facilissimo trovare un anello di conversione M39-M42. Bisogna anche eliminare tutti gli elementi con superfici morbide che flettono, ad esempio appena mi procuro delle suolette da scarpe sottili in sughero (da Schlecker o Caddy's) elimino la superficie in gomma dove è fissata la fotocamera e quella del cavalletto e le sostituisco.

Prossimamente per non usare il cavalletto fisserò sia la lampada che l'Ambaradan su una tavoletta per avere un gruppo compatto che posso metter via e appoggiare su qualsiasi superficie quando lo uso.

Concludo allegando una foto dell'accessorio per negativi descritto più sopra a cui un banale elastico migliora molto la funzionalità.

Mi scuso infine per il tono semiserio della trattazione, certo le suolette da scarpe e gli elastici non sono molto professionali ma in fondo quello che conta è il risultato
PS: Ho provato a guardare con il telefonino le foto postate, non riesco ad ingrandirle, a meno che non si scaricano, meglio guardarle con il computer, si possono ingrandire direttamente in Postimage o scaricarle sul computer.







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VintagePino
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Postato -  18/10/2021 :  19:10:18  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Ecco qua, stanchi di inciampare sul cavalletto, io la moglie e pure il cane, ho fissatto il tutto su una tavoletta. Sul davanti ho lasciato lo spazio per montare l'illuminatore cho ora è su un cavallettino da tavolo e poi sarà su un supporto fisso, dietro dove è fissata la fotocamera si vede che ho sostituito la gomma che c'era con del carton cuoio da 2 mm che è perfetto (in attesa del sughero) perchè non flette come la gomma.




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VintagePino
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Postato -  19/10/2021 :  12:58:15  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Ed ecco finito questo gioiello della tecnologia (del 1800). E' tutto perfettamente in asse anche se non sembra a causa delle deformazioni prospettiche del grandangolo del telefonino.
Facendo avanzare la slitta per riporlo è lungo in tutto 26 cm. Se a qualcuno interessa spiegherò velocemente come fare una piccola modifica al movimento delle slitte per renderlo più fluido e molto preciso (da meccanica svizzera).

Ho usato il solito lamierino traforato piegato ad hoc per supportare l'illuminatore e la testa del cavalletto da tavolo che si avvita alla base dello stesso. Ho anche schermato parzialmente con nastro isolante la superficie illuminante per non avere luce parassita fuori dalle dimensioni del telaio delle diapositive.

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VintagePino
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Postato -  24/10/2021 :  11:46:39  Mostra il Profilo  Rispondi comprendendo il testo originale fra righe
Pur consapevole che queste prove stanno diventando un tormentone, può esserci qualcuno a cui interessano, quindi condivido anche queste.

Avevo la curiosità di provare un obiettivo invertito, ne ho provati due di cui ho gli anelli di inversione (quelli che si avvitano sul filetto (per i filtri) frontale dell'obiettivo e si montano quindi invertiti sulla fotocamera), un classico per la macro fotografia.

Il primo non andava bene, una focale di 58mm invertita mi dava un ingrandimento maggiore di 1:1. Il successivo era perfetto, un vecchio Mir 37mm F2_8 con anello di inversione da 49 mm di diametro. penso quindi che si possano usare ottiche fra i 35 e i 40 mm di focale.

Il risultato è stato sorprendente, tranne un leggerissimo flare che abbassa un po' il contrasto rispetto al Rodenstock da ingranditore e che si può correggere nello sviluppo del RAW, sono praticamente equivalenti.

Metto dei crop di tre foto diverse. In quella fatta a Rialto il crop è su un lato del fotogramma, si nota come l'onestissimo scanner (Nikon LS30) in questo caso ha toppato la messa a fuoco fatta probabilmente al centro ma la ridotta distanza fra il negativo e il sensore non ha coperto con la profondità di campo le zone laterali.

















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